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giovedì 26 aprile 2012

Anthonis Mor ritrattista

Anthonis Mor, ritratto della regina Maria Tudor, moglie di Filippo II
Non c'è pittore migliore per concludere questa carrellata di artisti del Cinquecento.
Anthonis Mor van Dashorst, (Utrecht 1516/20-Anversa 1576/77). Noto anche con il nome di Antonio Moro, per i suoi rapporti intensi con la Spagna, Mor viaggerà da una nazione all'altra interpretando gli influssi più diversi, da Tiziano a Holbein al manierismo, reinventandoli in maniera geniale alla luce di uno stile nitido e dei tempi nuovi, di cui è acuto interprete.

Si specializzerà nel ritratto, realizzando personaggi freddi, composti, distaccati, quasi sprezzanti portatori di una nobiltà idealizzata, estrema, impersonale e a volte disumana.
Fu allievo a Utrecht del celebre Scorel, influenzato dagli artisti manieristici italiani; in seguito si stabilì ad Anversa, dove fu accolto come libero maestro nel 1546. Antoine Perrenot, arcivescovo di Arras e futuro cardinal Granvelle, lo prese sotto la sua protezione e lo introdusse nella corte di Bruxelles. Mor dipinse allora, oltre al Ritratto di Granvelle, quelli del Duca d’Alba e del futuro Filippo II.

Nel 1550, la reggente dei Paesi Bassi, Maria d’Ungheria, lo inviò in Portogallo per fargli eseguire i ritratti dei membri della casa d’Asburgo. Pare che il suo viaggio lo abbia condotto attraverso l’Italia e a Roma, dove ebbe modo di approfondire la conoscenza della ritrattistica di Tiziano e del Bronzino. Molto probabilmente è a Genova che, nel 1550, venne eseguito il ritratto in piedi di Massimiliano d’Austria, futuro imperatore, che aveva sposato la sorella di Filippo II; il ritratto di quest’ultima, datato al 1551, fu dipinto in Spagna.

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L’artista soggiornò per un certo periodo a Madrid, dove il contatto con la rigorosa etichetta della corte spagnola fissò definitivamente la sua maniera. Qui, l’artista mise a punto una tipologia di ritratto d’apparato che fu poi apprezzata ed imitata in molte corti europee: ritratti sobri, senza drappeggi decorativi e forniti d’un minimo d’accessori, ma tanto più imperiosi ed affascinanti.

I modelli di Mor guardano impassibili, attenti a non tradire nulla dei propri sentimenti, benché la fissità penetrante dello sguardo abbia qualcosa di avvincente. Risalgono a questo primo soggiorno nella penisola iberica il ritratto della regina Caterina del Portogallo, sorella di Carlo V, ed il ritratto della Dama con gioiello, la cui austerità non esclude una punta di manierismo. Nel 1553, Mor fu ad Utrecht; sin dall’anno seguente fu inviato a Londra, in occasione delle nozze di Filippo II con Maria Tudor.

Ritratto della regina Maria Tudor

Il ritratto di quest’ultima, eseguito senza alcuna adulazione, ma anche senza intento denigratorio, è un capolavoro di verità e di grande stilizzazione.
Maria Tudor, terribile e sanguinaria nella sua determinata volontà di reintrodurre il Cattolicesimo in Inghilterra dopo la Riforma, implacabile contro i suoi nemici, qui è rigida impettita appena appoggiata allo scranno regale. In mano reca la rosa rossa dei Tudor, ma che richiama, forse, al suo spirito crudele e al sangue che farà versare in nome di una religione.
Pronta al comando, lo sguardo tagliente, le labbra serrate. Sfido chiunque a contraddirla!

Una vita all'insegna dei ritratti!

A Bruxelles, Mor dipinse nel 1555 il ritratto del Giovane Principe d’Orange in armatura, dallo sguardo nel contempo energico e sognante, inoltre, il ritratto di Alessandro Farnese, giovane ragazzo di undici anni fieramente in posa, la mano sull’impugnatura della spada. Allo stesso periodo risale anche il ritratto di Filippo II armato, destinato a celebrare la vittoria di San Quintino, di cui esistono numerosi esemplari.

Nel 1558 e nel 1559 Mor fu ad Utrecht: in questo periodo egli dipinse il suo Autoritratto, raffigurandosi davanti al cavalletto, con tavolozza e pennelli, vestito di satin nero, cosciente del suo valore, ma senza alcuna ostentazione, e vari ritratti meno formali di borghesi.

Nell’agosto dello stesso anno Mor s’imbarcò al seguito del re per la Spagna, ma non vi restò che poco più di un anno, il tempo di dipingere il patetico ritratto del buffone del conte di Benavente, Pejeron e quello dell’Infante Juana, sorella di Filippo II e giovane vedova del principe del Brasile. Nel 1560 egli era infatti già ritornato ad Utrecht dove dipinse il ritratto di Jan van Scorel, fissandone i tratti invecchiati nella forma di un medaglione illusionistico. Allo stesso periodo risalgono il Ritratto del nano del cardinal Granvelle e quello di un Orafo.


Continuò la sua attività di ritrattista ufficiale, raffigurando la nuova reggente dei Paesi Bassi, Margherita di Parma, la quarta moglie di Filippo II, la giovane Anna d’Austria.
Questi ritratti si alternano a figure di giuristi e uomini d’affari (Thomas Gresham e sua moglie: Amsterdam, Rijksmuseum), in cui il suo stile diviene più morbido, e più approfondita l’analisi psicologica. Nel 1568 e nel 1569, Mor trascorse ancora qualche mese a Londra, come attestano le date di alcuni ritratti inglesi.

Qualche mese prima della sua morte Mor portò a termine, in una sola seduta, il vivissimo ritratto del numismatico suo amico Hubert Goltzius. Il suo campo d’attività corrispondeva ai paesi dominati dall’influenza spagnola. Le effigi dei grandi personaggi del suo tempo riflettono un’osservazione particolarmente scrupolosa tradotta con uno stile molto serrato.

L'esplorazione del ritratto continua ...

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Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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