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giovedì 4 maggio 2017

Cappella degli Scrovegni, Giotto


Costruita nel 1303, la Cappella degli Scrovegni di Padova venne consacrata il 16 marzo del 1305: in questi due anni Giotto creò uno dei cicli pittorici più importanti di tutta la storia della pittura italiana del XIV secolo. Ma chi era il committente? E perché commissionare un’opera tanto imponente?
Enrico Scrovegni era un ricco mercante padovano e fu lui a commissionare la costruzione e la decorazione della cappella. Nella supplica che rivolse al vescovo per poterla costruire e decorare dichiarò di voler in questo modo strappare l’anima del padre dalle pene del Purgatorio ed espiare i suoi peccati. Enrico cercava così di riabilitare l’immagine della famiglia e soprattutto del padre Reginaldo, la cui ricchezza affondava le radici nell’usura.

Ma Enrico fece di più: nella parete del Giudizio Universale si fece mettere dalla parte dei Beati nell’atto di dedicare l’opera alla Vergine. Era quindi più che sicuro di meritarsi il Paradiso e tanta presunzione fece arrabbiare i frati del vicino convento degli Eremitani. I frati scrissero al vescovo che Enrico aveva aperto la cappella per orgoglio, vanagloria e personale profitto, non per lode, onore e
gloria a Dio.

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Qualunque fosse lo scopo, una cosa è certa: l’opera è grandiosa. La cappella, a navata unica, misura 29,26 m di lunghezza, 8,48 m di larghezza e ha un’altezza di 12,80 m. È coperta da una volta a botte e conclusa da un arco trionfale, di là dal quale si apre il coro con la piccola abside. La luce proviene da sette finestre aperte nella parete destra, mentre quella sinistra è cieca; questa deformità non consentì a Giotto di disporre gli affreschi in maniera speculare nell’una e nell’altra parete. La cappella fu interamente rivestita di affreschi con episodi della vita di Gesù a partire dagli anni precedenti alla sua venuta, arrivando fino alla Pentecoste.


Le scene sono disposte in registri sovrapposti e la parete dell’ingresso è interamente dedicata al Giudizio universale. Rispetto al precedente grande ciclo giottesco di Assisi, qui rimane il senso della
profondità e del rilievo. Giotto accentua le gradazioni del colore, rende i contorni più morbidi e prosegue la sua ricerca artistica rinnovandosi rispetto al suo stesso passato. I paesaggi diventano parte integrante della composizione e l’azzurro compatto e denso del cielo mette in risalto tutti gli altri colori.


Dal punto di vista della tridimensionalità, l’invenzione più stupefacente è l’illusione dei due finti coretti in prospettiva, dipinti sulla parete dell’arco trionfale: con la loro profondità straordinaria si inseriscono in un vero programma di simulazione architettonica che riveste l’intera cappella. Non sappiamo se Giotto li dipinse per arricchire un’edilizia modesta e bilanciare con i due immaginati vani l’apertura del coro troppo profonda nella parete figurata, o se addirittura per l’impegno di differenziare l’arte che sperimenta nel trompe-l’oeil le proprie possibilità da quella intesa a raccontare una storia, e che non rifiuta le convenzioni linguistiche ma solo la loro immutabilità, sapendo che una cosa è la vita, un’atra è la sua rappresentazione.


Lo stesso tipo di illusione la ritroviamo anche nel finto zoccolo marmoreo e nei quattro pilastri dipinti agli angoli dell’ambiente. A questo aspetto si aggiunge negli affreschi un forte senso del dramma che ritroviamo nelle espressioni dei volti dei personaggi e nel modo in cui elementi delle ambientazioni, come rocce o edifici, esaltano l’azione dei personaggi. Giotto non era solo interessato all’illusione prospettica e alla rappresentazione della tridimensionalità, ma anche alla resa della figura umana. Nella Cappella degli Scrovegni Giotto mise a punto nuovi metodi per rappresentare gli affetti e i sentimenti, il cui impeto, in alcuni episodi, era davvero evidente.

Compianto su Cristo morto
La narrazione comincia dal fondo della chiesa, nel registro alto, con sei Storie di Gioacchino e Anna, i genitori di Maria: Gioacchino cacciato dal tempio, Gioacchino tra i pastori, Sacrificio di Gioacchino, Sogno di Gioacchino, Annunciazione a Sant’Anna e Incontro alla Porta Aurea. Nell’Annunciazione a Sant’Anna è rappresentata una stanza, dove la sterile moglie di Gioacchino, in ginocchio, riceve il messaggio della prossima maternità da un angelo che entra a forza dalla finestrella. I particolari sono straordinariamente rappresentati: il letto con le tende, il cassone, la mensola e il mantice appeso alla parete. Tutti gli arredi sono partecipi al dramma della scena perché con la loro presenza ne determinano l’atmosfera che rivela una quotidianità delicata e intensa, piena dei giorni trascorsi nei lavori domestici. Una simile cura per i dettagli non trova riscontro in nessuna pittura del tempo e nemmeno in quelle più antiche.

Dettaglio del soffitto e del Giudizio Universale
 Sempre nel registro più alto, si susseguono le prime sei storie della Vergine: Natività, Presentazione al tempio, Consegna delle verghe, Preghiera per la loro fioritura, Sposalizio e Corteo nuziale. Coinvolgente è la scena complessa della nascita di Maria in cui un susseguirsi di azioni ci trascinano nella gioiosa familiarità dell’evento: la levatrice che porge alla madre la neonata, la balia che la coccola, la vicina di casa che porta in dono un filone di pane. La parte alta della parete di fondo è occupata da un’unica scena in due distinti momenti: Gabriele viene incaricato da Dio per svolgere il compito dell’annuncio e, sotto, lo vediamo mentre lo esegue di fronte a Maria.

Dettagli della Cappella
Sulla parente destra si snodano invece le prime cinque Storie della vita di Cristo: Natività, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Fuga in Egitto e Strage degli Innocenti. Inoltrandosi nel racconto, Giotto mostra una grande conoscenza della vicenda narrata e utilizza la luce in un modo particolare, che fonde il colore nel chiaroscuro, creando un effetto gradevole e preciso nel definire la qualità dei corpi. Nelle sei storie di fronte a queste, sulla parete sinistra, la figura di Cristo viene sempre più emergendo e, con essa, aumenta l’intensità drammatica degli avvenimenti. Sono Disputa dei dottori, Battesimo, Nozze di Cana, Resurrezione di Lazzaro, Ingresso a Gerusalemme e la Cacciata dei mercanti dal tempio. Una complessa animazione di personaggi caratterizza le ultime due di queste scene, che mostrano anche grandiose invenzioni architettoniche.

Dettaglio con il committente Enrico Scrovegni

Tra le scene inferiori della parete destra si raggiungono i livelli artistici più alti della Cappella degli Scrovegni. Qui ritroviamo Ultima Cena, Lavanda dei piedi, Bacio di Giuda, Cristo davanti a Caifa e Cristo deriso. Non c’è dubbio che il gruppo centrale del Bacio di Giuda, con l’apostolo traditore che abbraccia Cristo e sporge la mascella con le labbra rivolte verso la bocca di lui, avvolgendolo quasi interamente nel mantello, sia il fulcro psicologico e formale della scena. In quel bacio terribile si consuma tutto il senso del tradimento. Gli altri personaggi che assistono all’evento sono anch’essi di grandissima qualità artistica: da San Pietro che protende il coltello verso Giuda, all’incappucciato di schiena che gli tiene il mantello; dal soldato con la mantella rossa al suonatore di corno.

Storie di Gioacchino: Incontro alla Porta Aurea (dettaglio)
Sulla parete di sinistra seguono le ultime sei storie: Andata al Calvario, Crocifissione, Compianto, Resurrezione, Ascensione e Pentecoste. Il Compianto segna il punto più alto della poesia di Giotto a Padova. Sopra i partecipanti, addossati al corpo di Cristo, incombe il volteggio degli angeli e neanche la natura si sottrae a questa scena di dolore, esprimendosi nell’albero rinsecchito in cima al costone di roccia. Le sette virtù e i sette vizi, dipinti nello zoccolo come fossero dei bassorilievi, rappresentano
l’interpretazione giottesca della fisiognomica medievale e scolastica. Virtù e Vizi hanno una straordinaria importanza economico-politica e sono rappresentati come pregi e difetti civili, o addirittura sociali. La Giustizia e l’Ingiustizia presiedono al buono e al cattivo governo, la Prudenza sembra indicare serietà di comportamento, la Carità si traduce nell’abbondanza che è frutto di buona amministrazione.

Scene della vita di Cristo: L'arresto di Cristo (dettaglio)
Quasi tutti gli studiosi ritengono che il Giudizio Universale, dipinto sulla parete d’ingresso, sia l’ultimo affresco di Giotto a Padova. Sotto la trifora, Cristo giudice appare dentro una mandorla circondata da angeli, ai lati della quale gli Apostoli occupano i loro seggi in un largo semicerchio. Due schiere angeliche sono disposte ordinatamente sopra di loro. In basso, alla destra di Cristo sono raccolti i beati, con una giovane Madonna che li raduna intorno a sé. Alla sinistra le fiamme dell’Inferno, e i diavoli con esse, tormentano i dannati. La parte più notevole di tutta la parete è l’immagine di Enrico Scrovegni, che offre la sua cappella alla Vergine accompagnata da due santi.
Il committente dell’impresa appare come il primo ritratto dal vivo dell’intera pittura occidentale. La fedeltà fisiognomica del volto è confermata dalla somiglianza con quello raffigurato in scultura nella tomba marmorea di Enrico, presente nella stessa cappella. Questo ritratto sarà l’esempio per tutti i successivi, da quelli pubblici e privati, dipinti da Simone Martini, l’artista trecentesco che ritrasse la Laura petrarchesca in un quadro andato perduto.

Continua l'esplorazione

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La nascita dell'arte moderna
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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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