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martedì 16 maggio 2017

Il bar delle Folies-Bergère, Edouard Manet

Edouard Manet, Il bar delle Folies-Bergère, 1881-1882
Il malinconico dipinto Bar delle Folies-Bergèr è l'opera che avete votato di più tra quelle dell'artista francese Édouard Manet (1832-1883), nel sondaggio mensile realizzato nella →community di Artesplorando su Facebook. Manet  proveniva da una famiglia benestante e inizialmente il suo desiderio fu quello di diventare un ufficiale di marina. Dopo aver fallito però gli esami di ammissione si rivolse all'arte per la quale tra l'altro dimostrò grande talento fin dalla tenera età. A diciotto anni, entrò così nello studio di Thomas Couture, il più importante pittore accademico del periodo.

Il Bar delle Folies-Bergère rappresenta l'ultimo grande dipinto di Manet, realizzato dal pittore quando ormai era molto malato e quasi invalido. Venne esposto per la prima volta al Salon del 1882 ed era ancora conservato nel suo studio quando Manet morì nel 1883. L'artista qui è riuscito a catturare tutto il senso effimero della vita moderna parigina e, allo stesso tempo, a creare un dipinto che con gli anni entrò nei cuori delle molte persone che lo ammirarono.

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Questo dipinto rappresenta l'interno vivace di una delle sale da concerto più importanti di Parigi, il Folies-Bergère. Questo locale, celebre ritrovo della borghesia parigina, aprì i battenti nel 1869 e la sua atmosfera è stata descritta dai contemporanei come un mix di gioia e svago per dimenticare la noia e le seccature della vita di tutti i giorni. In contrasto con l'atmosfera gioiosa si pone la barista, rappresentata da Manet con uno sguardo enigmatico e innegabilmente malinconico. Possiamo solo intuire i pensieri di questa ragazza, forse stanca del proprio lavoro, delusa dalla propria vita e preoccupata dal mondo ambiguo e inquietante degli avventori del bar.

Il dettaglio di Suzon
Il Folies-Bergère infatti era anche noto come luogo di prostituzione e lo stesso scrittore Guy de Maupassant descrisse le bariste che vi lavoravano come "venditrici di bevande e di amore".
Manet conosceva bene il luogo e vi realizzò un certo numero di disegni preparatori, anche se il lavoro finale fu dipinto nel suo studio. Molto probabilmente è stato lo stesso artista a chiedere a una delle bariste di posare per lui. Sappiamo solo che si chiamava Suzon, ma quei suoi occhi malinconici ci dicono di molto più di mille documenti, testimonianze o parole. E' l'immagine di sogni e speranze che ancora oggi animano tanti giovani in cerca della propria strada.


Manet fece delle modifiche mentre dipingeva l'opera e ce lo ha dimostrato una radiografia della tela in cui possiamo vedere che l'artista inizialmente realizzò la barista con le braccia incrociate sulla sua vita, con la mano destra stretta attorno al polso sinistro. Questo gesto sottolineava ancora di più un atteggiamento di protezione dall'esterno, ma anche di insoddisfazione. L'imprecisione del riflesso della cameriera, spostato troppo a destra nello specchio, inoltre ha suscitato un ampio dibattito. Si perché oltre a Suzon i protagonisti dell'opera sono lo specchio che ci riflette la vita gioiosa del locale e la natura morta sul bancone davanti alla giovane donna che ci presenta oggetti comuni come bottiglie di champagne, liquori, una fruttiera di cristallo piena di arance e un calice con dei fiori.

Il particolare con la natura morta
Nello specchio però intravediamo anche un cliente che si avvicina a Suzon e in questo momento capiamo che anche noi siamo protagonisti del dipinto trovandoci idealmente nella stessa posizione del signore con il cappello a cilindro. Un gioco di riflessi che richiama alla memoria il celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini, e numerosi altri dipinti come Las Meninas di Diego Velázquez, e L'assenzio di Edgar Degas.


Pubblico e critica inizialmente trovarono la composizione di quest'opera inquietante. Il rapporto di Manet con l'istituzione artistica a Parigi in effetti è stato molto difficile: il pittore perseguì sempre un tipo d'arte stimolante e sovversiva, incoraggiando l'approccio ribelle del gruppo di artisti un po 'più giovani di lui che in seguito sarebbero diventati gli impressionisti. Eppure Manet si rifiutò di esporre al loro fianco e mantenne sempre un legame con il mondo ufficiale dell'arte, presentando i propri dipinti negli annuali Salon parigini. Una figura quindi per certi versi enigmatica e imperscrutabile, un po' come questo splendido dipinto testamento.

Continuna l'esplorazione

→ Edouard Manet e gli impressionisti
→ La Belle Epoque-seconda parte: Edouard Manet
→ Victorine Meurent, la musa dai capelli rossi

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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